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Benessere psicologico a lavoro

Lo stato di salute, fisica e mentale, dei collaboratori, ha un fortissimo impatto sulla produttività, sulle relazioni interne, e più in generale sul clima aziendale. Ambiti in cui so è chiamati a misurarsi e a lavorare ogni giorno, come la gestione di malattie e assenteismo, la retention dei talenti, l’employer branding, l’engagement interno e lo sviluppo dei piani di carriera, sono sempre più impattati dal benessere psicologico delle persone. Stare bene in azienda è un fattore sempre più importante, soprattutto per le nuove generazioni, nel valutare se restare o se cercare nuove opportunità. Il clima aziendale, l’orario flessibile, la possibilità di gestirsi in autonomia attraverso lo smart working, sono fattori che assumono sempre maggiore rilievo nel differenziare l’offerta della nostra azienda nel mercato del lavoro, e nell’assicurare l’attrattività. Anche di fronte a pacchetti retributivi apparentemente attrattivi, garantire un ambiente di lavoro rispettoso del benessere del singolo è significativo. Per le aziende, si rende sempre più necessario differenziarsi nel mercato e rimanere attrattive nei confronti di talenti e professionisti, creando e sviluppando piani di welfare aziendale che favoriscano engagement e benessere. La promozione di un clima di lavoro piacevole e l’incentivazione della work-life balance sono il risultato di attività in molteplici ambiti di intervento e applicazione a livello di welfare. Dalla scuola alle spese di famiglia, ai trasporti, alla non autosufficienza, ai beni e servizi per favorire lo svago, alla cultura e al tempo libero.

Tuttavia, sono ancora poche le aziende che introducono nel sistema di welfare aziendale iniziative specifiche rivolte alla prevenzione ed alla salute mentale. Parlare di benessere psicologico in azienda è ancora visto con sospetto e diffidenza, nella maggioranza dei casi. Andare dallo psicologo è un’abitudine molto diffusa, anche a livello di prevenzione. Si tende ad andare prima di stare male per un confronto, per schiarirsi le idee, per essere accompagnato da un professionista esterno.

Entrando in azienda, i giovani si aspettano di trovare la stessa attenzione ed apertura. Ma nella maggior parte dei casi non è così. In azienda trovano una cultura manageriale workaholic e poco attenta all’equilibrio individuale nel suo complesso.

In poche parole, dobbiamo smettere di trattare le persone come macchine e ricominciare a trattarle come essere umani.

Ci sono un po’ di cose che possiamo fare per muoverci in questa direzione:

- Se le organizzazioni vogliono incoraggiare delle conversazioni aperte ed una cultura supportiva in cui le persone non siano spaventate di parlare delle loro problematiche, come stress, ansia e depressione, il management aziendale deve mostrarsi aperto. Cerchiamo di mostrare comprensione e sensibilità, ammettendo alle volte anche le nostre vulnerabilità.

- Chi si occupa di risorse umane deve supportare i manager per riuscire tutti insieme a comprendere quale sia il modo migliore in cui organizzare lavoro e risorse del team. È necessario comprendere quale sia un carico di lavoro accessibile e se sia possibile impostare le attività in maniera più flessibile senza andare a discapito di produttività e servizio ai clienti; è utile avere sempre un occhio attento alla tecnologia che può ottimizzare il lavoro e gestire in maniera più efficiente quei processi a scarso valore aggiunto, ma che sottraggono moltissimo tempo. Molto spesso, anche dei piccoli aggiustamenti, come consentire a ciascuno di aggiustare leggermente il proprio orario di lavoro in base alle esigenze individuali (tragitto casa-lavoro, figli da accompagnare a scuola…), possono fare la differenza.

- I manager hanno bisogno di essere formati in modo che possano supportare al meglio il benessere dei dipendenti; devono sapere come individuare tempestivamente quei segnali di allarme che indicano che un collaboratore è sotto stress ed ha bisogno di aiuto, essere preparati per affrontare in maniera corretta conversazioni aperte ed oneste, e sapere quando una problematica sta diventando troppo grande perchè possano risolverla da soli.

La sfida per tutte le organizzazioni è quella di fare un passo indietro e fermarsi a pensare a cosa stiano mettendo in pista per affrontare il problema, affinché l’attenzione al benestare dei dipendenti non si perda in mezzo alle attività quotidiane, ma rimanga sempre un obiettivo importante di HR e manager.





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