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Chi sono i freelance?

Hanno un'età media di 32 anni, cercano maggiore flessibilità, controllo sui propri progetti e creatività, possibilità di lavorare da casa. Fanno ampio uso delle tecnologie e dei servizi web oggi disponibili per operare e per promuovere la propria attività (soprattutto social network, Google Docs, Dropbox e Skype). Il 40% di loro ha difficoltà a farsi pagare dai propri clienti, ma nonostante ciò solo l'8,1% vorrebbe tornare a un impiego full time alle dipendenze di un'azienda. Il termine freelance, dall’inglese freelance worker, deriva dal modo in cui venivano chiamati i mercenari e i soldati di ventura, ovvero free-lance, lancia libera/lancia indipendente. Soldati professionisti che offrivano la propria lancia, ovvero i propri servizi a chiunque fosse disposto a pagarli, senza quindi essere legati a nessun signore.

Oggi si usa definire freelance un lavoratore autonomo, dotato quindi di una propria partita IVA, che presti i propri servizi a diversi clienti, agenzie, organizzazioni. Spesso viene identificato anche con i termini “ditta individuale” o semplicemente “partita IVA”. Non va confuso con la figura del libero professionista, che pur rimanendo un lavoratore autonomo che ha ottenuto una professionalità acquisita tramite una formazione generalmente accademica ed offre i suoi servizi a vari clienti diretti senza avere datori di lavoro. Un libero professionista, inoltre, è di solito iscritto a un albo professionale e/o ad associazioni di categoria. In realtà, una volta entrato a far parte di un albo professionale il libero professionista perde l’aggettivo libero e diventa un professionista protetto, ma nell’uso comune si continuano a definire liberi professionisti anche gli avvocati, architetti, medici, farmacisti, consulenti del lavoro, dottori commercialisti ecc. iscritti ai rispettivi albi.

Tuttavia, un libero professionista può essere un freelance. Ad esempio, nel caso di un avvocato che offra i propri servizi a diversi studi legali, o ad un medico che presti servizio in diversi studi associati o cooperative. Oggi la domanda di lavoratori freelance è molto alta, al punto da venire spesso associata al precariato. Un’azienda ha infatti meno rischi e meno costi affidandosi ad un collaboratore esterno che può utilizzare ed eventualmente scaricare senza problemi rispetto ad un dipendente assunto con relativi costi e diritti. Senza contare che un freelance ha già un background di esperienza e di specializzazione nelle proprie mansioni, mentre un dipendente può comportare ulteriori investimenti in termini di formazione.I settori privati della formazione e dell’istruzione fanno spesso ricorso a insegnanti indipendenti, così come i settori finanziario ed assicurativo (es. promotori finanziari, agenti/subagenti assicurativi), il mondo della Comunicazione (copywriter, art director…), l’ampio campo dell’ICT e del terziario avanzato (programmatori, sviluppatori…), fino al mare magnum delle consulenze, dove non è raro che un’azienda recluti per i propri scopi un vero e proprio team di distinti freelance a cui assegnare particolari attività che non saprebbe gestire con le proprie risorse interne. Essere un freelance ha indubbiamente i suoi lati positivi. Tra questi ci sono, almeno sulla carta, la propria indipendenza, la possibilità di gestire i propri orari di lavoro, il poter contrattare di volta in volta il prezzo del servizio erogato, l’opportunità di espandere la propria rete di relazioni lavorative e professionali, la possibilità di scegliere con chi lavorare. Basta aprire una partita IVA, in modo semplice, veloce e praticamente senza costi per avviare la propria attività. Di contro, bisogna fare i conti con un costante senso di incertezza dovuto alla totale mancanza di tutele, o con il fatto che molto difficilmente vengano riconosciuti rimborsi spese. Può essere necessario un certo lasso di tempo prima di riuscire da ottenere una base clienti stabile in grado di garantire un minimo di serenità economica, ed una volta ottenuta può non essere facile riuscire a gestire diversi clienti contemporaneamente. Ma riuscendo ad accrescere la propria professionalità è possibile creare una rete di contatti proficui per il proprio lavoro.



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