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Colloqui, colloqui e ancora colloqui

Quanti colloqui di lavoro avete sostenuto? Quanti colloqui di lavoro hanno avuto un esito positivo? Proviamo ad analizzare questa situazione in cui non fate altro che sommare colloqui, senza poi ricevere una concreta offerta di lavoro. Molto spesso non è una questione relativa alle vostre competenze. E non dipende neanche dal curriculum. Molte volte alcuni piccoli errori compromettono l'intera performance. Errori banali ma per un recruiter bastano per mettere una croce sul vostro profilo, per quanto interessante sia risultato dal CV. Ad esempio: essere arrivati in ritardo per non aver calcolato a dovere la distanza dal luogo dell’appuntamento, o aver sottostimato eventuali congestioni stradali o scioperi o ritardi dei mezzi pubblici; non essere abbastanza preparati sulla realtà dell’azienda che vi sta selezionando, o sulle caratteristiche del posto offerto (i recruiter vogliono sentirsi scelti tanto quanto voi!); assumere atteggiamenti sconvenienti durante il colloquio o non fare domande al selezionatore (o magari farne di inappropriate, troppo intime o personali); lasciare intendere fin dalle prime battute che quel lavoro o un altro per voi fa lo stesso (anche se lo pensate, fate sempre in modo che il recruiter avverta il sentimento opposto). Inoltre, durante il colloquio, non bisogna tralasciare le soft skills. Esse, infatti, hanno assunto un’importanza strategica nella ricerca di lavoro. A causa di un mercato saturo di profili fotocopia e conoscenze tecniche tutte più o meno uguali, le competenze trasversali oggi rappresentano il vero patrimonio a disposizione di chi cerca lavoro. Dietro i ripetuti fallimenti in fase di colloquio, potrebbe esserci dunque la mancata corrispondenza tra le soft skills che possedete (o che siete stati in grado di mostrare al recruiter: il che fa una bella differenza) e quelle invece richieste dall’azienda. E questo potrebbe essere il caso di molte selezioni non andate a buon fine. Riflettete quindi sempre attentamente su quanto siete stati in grado di mettere in risalto la vostra personalità e le vostre abilità trasversali, ci sono buone probabilità che il collo di bottiglia che vi fa ottenere tanti colloqui e poche offerte di lavoro, nasca proprio da lì. Oltre a ciò, è utile sottolineare che ogni colloquio di lavoro ha la propria grammatica gestuale. Le proprie regole non scritte. I propri codici da rispettare perché tutto fili per il meglio. Ma capita spesso che qualche candidato decida di disattendere queste regole e di gestire il colloquio di lavoro con la stessa leggerezza di un aperitivo tra amici. Succede così di raccogliere le confessioni di molti recruiter che lamentano comportamenti supponenti da parte di alcune categorie di candidati. Oppure, altro errore, vengono presentati CV farciti di piccole e grandi menzogne. Non deve stupire, perciò, sapere che un’altra delle ragioni che possono portare al fallimento di più colloqui di lavoro è legata proprio al vostro grado di onestà. Cercate di fare in modo che il CV vi somigli il più possibile e non abbiate timore di riconoscere qualche carenza, se il recruiter ve ne chiede conto. Basta un niente, in casi del genere, per far venire giù l’intero castello di carte. Spesso tutto si consuma nei primi minuti del colloquio: il tempo necessario al recruiter per capire se chi ha davanti è degno della propria fiducia. Oppure no. Infine è importante accettare che, nonostante tutto, semplicemente non cercavano voi. Tornare a casa a mani vuote non è affatto piacevole. Ma bisogna accettare anche questo quando ci si cimenta in una ricerca di lavoro. E cioè che ci siano delle selezioni che sembrano a tutti gli effetti alla nostra portata, ma che in realtà nascono per profili che si differenziano da noi per pochi, ma fondamentali dettagli. Il colloquio permette in fondo al recruiter proprio di capire queste sfumature. Anche se lo fa apparentemente a spese nostre. E sono proprio questi i momenti migliori per trasformare quella che sembra una disfatta in una grande opportunità.






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