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Hard skills vs Soft skills?

Emergere in una selezione lavorativa non è facile, i recruiter esaminano ogni giorno moltissimi candidati. Il primo punto essenziale è avere un CV scritto in maniera efficace con una presentazione efficace del proprio percorso di studio, delle esperienze lavorative pregresse e delle hard e soft skills. Ma cosa intendiamo con questi due ultimi termini? Le hard skills sono le competenze tecniche, acquisibili secondo le attitudini personali sui banchi di scuola o in qualche corso di perfezionamento, nonché sul posto di lavoro. Le hard skills sono facilmente quantificabili e sono: conoscenza di una o più lingue straniere; uso di programmi e pacchetti informatici; attestati relativi ai corsi di formazione frequentati;utilizzo di specifici macchinari e strumenti utili alla produzione. Invece le soft skills sono capacità e qualità personali che assumono forme diverse nei vari contesti e che continuano a svilupparsi durante tutto l’arco della vita. Prevalentemente si tratta di competenze relazionali e comportamentali come, ad esempio, l’autonomia, l’autostima, la fiducia, la resistenza allo stress, la capacità di comunicare efficacemente e di negoziare, la flessibilità, etc.

Queste competenze lavorative “leggere” permettono al recruiter di valutare quale comportamento potrebbe adottare un candidato sul posto di lavoro e assumono un rilievo particolare nel processo di selezione. Infatti, mentre le hard skills possono essere acquisite o rafforzate progressivamente attraverso appositi piani di formazione, talvolta predisposti dalle stesse aziende, le soft skills dipendono essenzialmente dalle inclinazioni innate della persona, rivelandosi difficili da imparare senza una propensione individuale di base e, quindi, anche da insegnare. Proprio tale difficoltà a educare i lavoratori alle soft skills e ai valori dell’impresa, spinge le aziende a preferire candidati che possiedono determinate competenze trasversali. Le soft skills possono talvolta differenziarsi, come le hard skills, a seconda delle aree di impiego, ma alcune rappresentano competenze sempre valide e richieste da tutte le aziende e in tutti i settori: sono un esempio le doti comunicative e relazionali, la flessibilità, l’autonomia, il problem solving, proattività e intelligenza emotiva.

E' chiaro che non vi è uno scontro tra "skills" ma, semplicemente, molto spesso sono le soft skills a fare la differenza in un colloquio di lavoro. Quindi è necessario inserirle nel curriculum vitae in maniera efficace. È bene che queste siano enfatizzate al pari delle hard skills. Oltre a menzionarle, infatti, bisogna fare attenzione ad esempio alla forma e alla struttura del curriculum: un italiano corretto e una impaginazione chiara e uniforme sono sinonimi di una persona affidabile, accurata e attenta al dettaglio. Anche le parole sono importanti: utilizzare la forma attiva dei verbi per descrivere competenze e studi, trasmette la sensazione di una persona dinamica e di iniziativa. Un altro modo di far emergere le soft skills dal CV riguarda la trasformazione delle abilità trasversali in un discorso più strutturato. Ad esempio: invece di scrivere che si possiedono ottime capacità di gestione del team, si potrà raccontare una esperienza lavorativa in cui questa attitudine è stata messa in risalto.

Infine, è bene personalizzare il curriculum. Sempre.





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