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La resilienza al lavoro.

Il termine resilienza deriva dal latino “resalio” e questo verbo indicava chi “saltava” da un’imbarcazione capovolta, resistendo alla difficoltà per mettersi in salvo. Da qui il termine moderno di resilienza, che indica la proprietà dei materiali di resistere agli urti senza spezzarsi . In psicologia, la resilienza è la capacità di resistere, fronteggiare e riorganizzare positivamente la propria vita dopo aver subito un evento negativo. Negli ultimi anni il concetto di resilienza ha destato molto interesse in ambito organizzativo. I luoghi di lavoro possono essere in generale fonte di stress ed allo stato attuale sono caratterizzati sempre più dal cambiamento. La resilienza sul lavoro è quella dote che ci permette di essere elastici verso le situazioni estreme che si vengono a creare nel nostro ambiente lavorativo. Parliamo di situazioni che provocano forti picchi di stress, perché mettono alla prova le nostre capacità. Avere quindi la capacità di rispondere e reagire allo stress e ai cambiamenti diventa una skill fondamentale per i lavoratori. Questa capacità influenza sia il benessere del lavoratore, che in questo modo è meno esposto agli effetti negativi dello stress, sia quello aziendale. Al contrario dell’opinione comune, la resilienza non è una qualità innata in ciascuno di noi. Al contrario, si tratta di un’abilità sensibile all’esperienza. In effetti, ci sono persone che sono riuscite a svilupparla emulando una persona loro vicina e dotata di questa qualità; altre persone ce l’hanno fatta affrontando i problemi e dando il meglio di se stesse per risolverli.

Si possono individuare cinque fattori che favoriscono lo sviluppo della resilienza:

Ottimismo. Vedere l’aspetto positivo delle cose favorisce il benessere e attenua la sofferenza psicologica.

Autostima. Le persone che hanno una buona opinione di sé stessi sono meno sensibili alle critiche altrui e quindi meno soggetti a sofferenza e depressione.

Robustezza psicologica. Si divide in tre sottocomponenti: il controllo (cioè la convinzione di essere capaci di controllare l’ambiente circostante), l’impegno (cioè la capacità di farsi coinvolgere nelle attività) e la sfida (cioè la tendenza a vedere i cambiamenti in maniera positiva e non come delle minacce).

Emozioni positive. Cioè il focalizzarsi su ciò che si possiede invece che in ciò che ci manca.

Supporto sociale. Avere una rete di persone amiche e fidate a cui poter raccontare e con cui poter condividere le proprie difficoltà consente di liberarsi dal peso della sofferenza e non viverlo soltanto interiormente.

Potenzialmente tutti gli uomini sono in grado di sviluppare un certo grado di resilienza modificando la valutazione cognitiva che hanno di se stessi. Spesso un processo di resilienza è ostacolato dai giudizi che ci diamo, ad esempio “sono un perdente, un fallito, non ce la posso fare, sono una vittima, non riesco a controllare nulla, perché proprio a me? etc.” oppure agli altri e al mondo esterno “la vita è imprevedibile, il mondo è pericoloso, gli altri sono più forti, ogni evento è una catastrofe”.

Secondo quanto appena detto, possiamo sviluppare poco per volta la nostra resilienza sul lavoro. Tuttavia, possiamo anche assorbire le caratteristiche di una persona resiliente interiorizzandole, imparando a conoscere noi stessi e seguendo i seguenti concetti:

Incrementare la consapevolezza delle nostre emozioni. Se ignoriamo i timori, non potremo mai avere un atteggiamento positivo verso di essi.

Controllare stress e insicurezza. Le persone resilienti hanno una maggiore capacità di gestire questi due concetti così comuni nell’ambiente lavorativo. Sebbene non sempre risulti facile, l’idea è che i sentimenti negativi non dovrebbero alterarci troppo e che lo stress non dovrebbe prolungarsi né raggiungere picchi massimi.

Essere flessibili verso le opinioni altrui. Se sapremo adattarci ai cambiamenti -come detto poc’anzi- per quanto negativi, ci saranno meno possibilità di stare male. Se c’è una novità improvvisa sul lavoro, sorgeranno discussioni e opinioni.

Avere pazienza. A volte l’ossessione per i risultati a breve termine ci spinge a prendere decisioni frettolose e, per questo, sul lavoro, è il peggior nemico. Di conseguenza, la pazienza e la capacità di saper aspettare vanno messi in pratica quanto gli obiettivi a medio o a lungo termine prevalgono sui desideri del momento. Controllare gli impulsi è un successo garantito nel lavoro di squadra.

La resilienza è una competenza fondamentale negli esseri umani e i cambiamenti sempre più repentini nel mondo del lavoro in cui l’individuo sperimenta in modo considerevole situazioni stressanti e problematiche rendono lo sviluppo e l’accrescimento della resilienza di particolare importanza.

Sarebbe auspicabile che sia il lavoratore, a livello individuale, che le organizzazioni, attraverso percorsi di formazione adeguati, dedicassero sempre maggiore attenzione allo sviluppo della resilienza.



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