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Smart Working: facciamo chiarezza!

Nell'ultimo periodo si è sentito parlare molto di Smart Working.

Ma che cosa è? E' un modello organizzativo che interviene nel rapporto tra individuo e azienda. Ecco la definizione che ne dà il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali: “lo Smart Working (o Lavoro Agile) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività”.

E' un concetto piuttosto complesso che va a cambiare le modalità lavorative e di collaborazione all’interno di un’organizzazione, ossiamo individuare tre elementi chiave che ne rappresentano i fondamenti.

Revisione della leadership: il rapporto tra manager e dipendente viene mutato, passando dal controllo alla fiducia;

Innovazione: vengono scelte delle tecnologie collaborative al posto di sistemi di comunicazione rigidi;

Lavoro da remoto: gli spazi lavorativi vengono riorganizzati e il lavoro può essere svolto anche al di fuori dei muri dell’ufficio.

Lo Smart Working pone al centro dell’organizzazione la persona, facendo combaciare i suoi obiettivi personali con quelli aziendali. Si cerca di dare più responsabilità al singolo lavoratore, renderlo l’unico proprietario del proprio lavoro, informarlo sui risultati da ottenere e sulle tempistiche, cosciente del lavoro da svolgere in team ma autonomo nel definire le proprie modalità e i propri tempi. Per questo si sente parlare di “dare fiducia”, e non più di controllo sui dipendenti. Viene da sé che questo richiede una profonda ridefinizione dell’organizzazione e dei grossi cambiamenti interni, il tutto finalizzato a valorizzare il singolo lavoratore, per renderlo più coinvolto nel successo aziendale e per dargli la possibilità di bilanciare la sua vita professionale e personale. Il modo di lavorare e di collaborare è in grado, così, di garantire una maggiore produttività aziendale, perché il lavoratore è soddisfatto delle attività che svolge e del suo lavoro, oltre a essere motivato e coinvolto nel raggiungimento degli obiettivi aziendali.

Nella pratica questo si traduce nel rivedere gli spazi e renderli più vivibili, dare la possibilità di organizzare il proprio lavoro anche in luoghi diversi dall’ufficio, garantire degli strumenti portatili, tecnologie digitali e software collaborativi, e molto altro ancora.

Ora che le idee sono più chiare riconosciamo la difficoltà di identificare in poche parole lo Smart Working, allo stesso modo capiamo che non possiamo limitarci a definirlo una “modalità di lavoro subordinato”. Il lavorare da casa un giorno alla settimana non è Smart Working, se oltre a questo non c’è nessun profondo cambiamento aziendale. Prima di arrivare al lavoro da remoto bisogna imparare a gestire le persone, i progetti, ottimizzare la collaborazione riducendo il numero di email usando delle piattaforme collaborative.



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